La paura dell’abbandono

Appartengo a quel gruppo di bambini violati e traumatizzati, quei bambini che vivono la paura dell’abbandono ogni qual volta succede qualcosa di doloroso. Nonostante sia oramai una donna adulta, sono ancora una bambina ferita, dolorante, tremante come una foglia al gelo invernale. Noi, i bambini abbandonati, abbiamo indossato il vestito della forza, del coraggio, della razionalità per poter sopravvivere alle intemperie della vita. Ma anche ora che siamo grandi, tremiamo come bambini davanti alla sofferenza, e non perché siamo codardi o vigliacchi ma semplicemente perché la nostra pelle ha ancora memoria di quelle ferite, di quel dolore che ci ha già straziati e abbattuti.

E ogni volta, proprio come un memorandum, ritorna a fare male. E diventiamo piccoli piccoli, accartocciati su noi stessi, tremanti dentro e fuori… il cuore scoppia in un pianto disperato ma le lacrime faticano a scendere perché quasi ci sentiamo infantili nel dare loro il permesso di scorrere. E la paura fa male perché ne percepiamo il potere distruttivo ma la ferita è ancora aperta ed è come un imprinting, difficile da spezzare.

Come guarire? Come consolare quel bambino ancora così terrorizzato? Sinceramente?

Non lo so.

Forse bisognerebbe tornare indietro nel tempo e farsi abbracciare, cullare, rassicurare. Forse abbiamo bisogno di sentirci dire la verità, anche se dolorosa. Anche se il dolore toccherà il nostro cuore, anche se ci sentiremo lacerati in milioni di pezzi, anche se il vento li spargerà ovunque facendoci perdere la nostra identità, anche se ci sentiremo abbandonati e soli, anche se ci mancherà l’aria, possiamo fermarci un attimo, chiudere gli occhi, fare un bel respiro e richiamare a noi tutti quei pezzi dilaniati, uno ad uno, abbracciarli e riconoscere che esistono ma non per nostra colpa. Non siamo responsabili di tutto ciò che succede e che orbita attorno a noi. Non siamo responsabili delle scelte di vita altrui anche se queste influiscono sulla nostra.

Non è possibile salvare tutti. Non è nostro dovere. Non è nostra responsabilità.

E questa è la lezione più dolorosa che dobbiamo imparare. Ma se rimettiamo a ciascuno il suo valore e il dovere verso se stesso, se riconosciamo le nostre responsibilità e quelle altrui, se ci liberiamo da obblighi che non sono i nostri, allora, forse, cominceremo a sentire un po’ di sollievo.

E il sollievo è già un buon punto di partenza per ricominciare a guardare a noi stessi e a trovare il giusto modo per non avere più paura.

Daniela

Il dare e il ricevere hanno lo stesso gesto…

Allunghiamo la mano per dare… Allunghiamo la mano per ricevere…

Stesso gesto, diversa percezione. Non è più importante il dare del ricevere; sono due azioni che si equivalgono, hanno lo stesso valore, la stessa firma energetica. È importante dare ma è fondamentale anche ricevere, la loro energia è identica.

Quante volte ci siamo sentiti dire che dobbiamo dare senza mai aspettarci nulla in cambio, che dobbiamo donarci agli altri senza pretendere un grazie o altro; ecco, ritengo queste affermazioni non funzionali. Certo, non ci si dona per avere un tornaconto, mi pare ovvio questo, ma il mio dare ha un valore, ha una sua importanza di tempo, di significato e di emozione. Non può essere considerato un vuoto a perdere. Così, quando a nostra volta riceviamo dagli altri, dobbiamo goderne, dobbiamo gioirne ed essere grati, non per educazione o perché così ci hanno insegnato, ma perché comprendiamo tutto ciò che c’è dietro a quel gesto. È infatti l’identico gesto che compiamo noi. Perchè allora il nostro dovrebbe essere più importante di quello altrui?

Dare e ricevere sono azioni sacre.

Impariamo a ricevere, concediamoci la gioia di un dono fatto per noi con amore, senza entrare in quel labirinto sociale di false ed errate convinzioni che fanno di noi esseri privi di stupore. Permettiamoci di considerare quel dono come il più bello e il più prezioso, nella sua sacralità e nella sua energia meravigliosa. Siate grati e stringetelo a voi. In questo modo, quando anche gli altri faranno la stessa cosa con un vostro dono, sarete ricompensati adeguatamente e la vostra anima avrà trovato la piena realizzazione nel riconoscimento del suo dono.

Io riconosco il tuo dono come parte di te, come parte della tua anima che si esprime e crea, che dona se stessa… vi pare poco? Vi pare un gesto a vuoto? A perdere? Non intravedete la sacralità insita anche solo nel pensiero? Come potete considerarla una cosa da niente?

Allenatevi a ricevere, trovate la gioia nel tendere le mani e accogliere un pezzetto di un’altra anima che crea e vi mostra una piccola parte di ciò che è…

Daniela 😉

L’importanza di tenere le cose per sé…

Sono mesi che ci rifletto e altrettanti mesi che mi ci attorciglio, cambiando spesso il mio pensiero e altrettanto spesso ritornando al punto di partenza. Quando ero adolescente questo problema non c’era: o eri circondato da amici con cui condividere la tua vita, o eri solo come un cane e tenevi tutto per te. Io appartengo decisamente alla seconda tipologia. Ma poi sono arrivati i social che hanno permesso, a molti di noi, di “socializzare” in modo differente. Così anche io ho condiviso idee, progetti, creatività, entusiasmo, sogni, delusioni e quant’altro. E piano piano, quasi in modo impercettibile, quel sentimento di “possesso” personale è andato svanendo nel tempo, quel parlottio mentale tipico di chi ha in cantiere qualcosa, si è confuso con le mille voci di coloro con cui condividiamo apertamente mente e cuore.

Non che me ne penta, sia chiaro. Ho ricevuto molto nel condividerMI con il resto del mondo perché mentre ci si dà, si riceve. Funziona così. Ma, un giorno, mi sono resa conto che il mio primo pensiero, quasi potesse essere un impulso di generosità, difronte a una idea, o un progetto, era quello di condividerlo immediatamente senza nemmeno dargli il tempo di cominciare a esistere.

E allora mi sono fermata a metà passo, con un piede in aria e lo sguardo stretto, rivolto al mio interno. Abitudine o necessità?

Forse un po’ entrambe le cose.

Mi sono fermata a pensare che non era necessario condividere sempre tutto con tutti, che era cosa buona e giusta tenersi alcune cose per sé, cullarle, progettarle, amarle, vederle crescere nella mente e poi realizzarle. Non era affatto necessario esporle al pubblico privandole del loro potere, della loro forza ancor prima che fossero davvero venute al mondo. Anzi, avevano davvero bisogno di quei “nove mesi” di intimità per crescere, al riparo e protette da tutti, in un mondo ovattato in cui sono principalmente amate e desiderate per poi nascere e vivere nel mondo.

Sono preziosi i vostri sogni, i vostri progetti, una semplice idea… hanno un potere che nemmeno immaginate, e sono così delicati e soggetti alle forze esterne perché ancora privi di quelle protezioni che, solo il tempo e l’amore, sapranno donare loro. E noi invece le prendiamo e le lanciamo nel mondo, senza strumenti, senza protezioni, direttamente nelle fauci del leone.

Ecco cosa ha fatto il mondo digitale. Tra le tante cose positive ha, in parte e in modo totalmente silenzioso, fatto sì che perdessimo una parte di noi, quella adibita alla creazione.  Tenere alcune cose per sé è così importante, così curativo e non meno sociale di quanto pensiate. La voglia di comunicare è tanta – e qui due domande le farei ai sociologi moderni eh –  ma è ancor maggiore la voglia di rientrare nel nostro intimo e mettere al mondo quella parte di noi che poi, a compimento, sarà visibile, forte e di vero aiuto per gli altri.

Ricordate, la vita è là fuori, non qua dentro 😉

Daniela;)

Dal pensare positivo al sentire positivo. Evoluzione 2.0

Sono giorni che ci penso, come un martello che non vuole fermarsi. In questo anno così difficile, che ci mette alla prova in mille modi, con noi stessi, con la nostra famiglia, con la società, il pensare positivo potrebbe non servire più. Anzi, potrebbe essere controproducente perché percepito come una forzatura emotiva. Siamo tutti preoccupati, è inutile negare l’evidenza. Molti di noi hanno subito lutti familiari, molti stanno vivendo l’isolamento, la solitudine, le difficoltà economiche e quelle relazionali, l’incertezza per il futuro e i demoni interiori. Fare finta che tutto ciò non esista è inutile. Non possiamo ingannarci. Non possiamo ingannare il bambino interiore che alberga in noi.

Allora ci può venire in mente che se “pensiamo positivo” la paura, la rabbia, il disorientamento, scompariranno come per magia. Ma appena proviamo a metterlo in atto, ecco che si alzano muri, barriere e ribellioni interne.

Perché? Perché non si riesce a pensare positivo? Perché lo percepiamo come una forzatura?

Semplicemente perché il pensare positivo è una azione, diretta dalla mente. Può tornarci utile nel momento in cui dobbiamo cambiare rotta, quando dobbiamo virare la direzione verso la quale stiamo andando ma, dopo di che, diventa sterile o addirittura controproducente se non viene sostituita dal sentire positivo.

Il sentire positivo è una emozione, è una forza femminile di apertura, è la percezione che si fa strada in noi e che cambia concretamente il nostro mondo; è il nostro cuore che si attiva e sonda ciò che ci circonda restituendoci ciò che trova. E noi percepiamo il mondo, percepiamo le persone, percepiamo le situazioni. E le percezioni non saranno mai forzate.

Quindi, oggi più che mai, diamo pure sfogo alle nostre paure, ai nostri demoni, guardiamoli, affrontiamoli, liberiamoli nella serena accettazione che anche il lato oscuro fa parte di noi e che può essere un grande strumento di crescita interiore. Evitiamo di assumere l’atteggiamento forzato del “pensiero positivo” ad ogni costo che non fa altro che nascondere momentaneamente le paure che ci attanagliano, e sostituiamolo con un sentire positivo, un sentire e un percepire. Un percepirci per ciò che siamo davvero, con la luce e con il buio.

Affrontiamo il buio, mettiamo in atto l’azione del pensiero e poi viriamo verso il sentire.

Namastè…

Grazie a te perché…

Siamo a dicembre ed è periodo di bilanci; e ammetto che avevo in mente questo articolo da un bel po’. Questo anno è stato davvero particolare, mi sono sentita come su un’altalena sbattuta dal vento, tra cose positive e cose negative, tra cambiamenti e nuovi inizi, tra nuove scoperte e abbandoni di vecchie strade. Nonostante il dolore di alcune perdite, questo anno è stato speciale in tutte le sue forme.

Ho inforcato un nuovo paio di occhiali con i quali vedo alcune cose in modo diverso e che mi ha permesso di “sentire” il mondo come un enorme campo di varianti; puoi scegliere cosa essere, quando e per quanto tempo esserlo; puoi scegliere differenti vie, diversi modi per esprimere il tuo essere senza dubitare della riuscita. Puoi essere tutto ciò che vuoi. Ecco, questo è quello che ho imparato in questo anno così movimentato.

Ma ho anche capito che alcuni percorsi di vita sono più belli e più produttivi se li percorri in compagnia di altre persone che, come te, stanno cercando nuove vie e nuovi progetti, se condividi con loro le tue esperienze per una crescita condivisa e una fratellanza di anime. Ed è proprio a queste persone che è dedicato questo mio post perché la gratitudine è un’attitudine che va coltivata e che, nel momento stesso in cui la pratichi, ti cambia radicalmente.

E allora cominciamo.

Grazie a te, Marina, per la tua pazienza giornaliera, per i tuoi consigli e per la tua tenacia nel dirmi le cose in più modi anche quando non le capisco subito. Non molli mai. E questo non fa mollare me nemmeno nei peggiori momenti. Grazie per quello che tu vedi in me e che io non vedo. Grazie.

Grazie a te, Serena, per tutte le nostre condivisioni, serie e meno serie, per i nostri discorsi e per questo cammino che, mano nella mano, stiamo percorrendo sostenendoci a vicenda come sorelle. Grazie per la tua pazienza nello spiegarmi le cose e per la delicatezza con cui lo fai. Non è da tutti il dono della delicatezza. Grazie.

Grazie a te, Rossella, sorella di risate e di momenti difficili. Noi due ci capiamo al volo nonostante la distanza che ci separa, condividiamo gioie e dolori consapevoli che non servono tante parole per comprenderci. Perse ma poi ritrovate, sei il dono più bello di questo anno perché so che ci sei sempre, in ogni momento, per ogni sclero, e per ogni risata scema. Grazie.

Grazie a te, Valentina, che mi hai fatto scoprire un mondo che pensavo fosse troppo “tardi” per una vecchietta come me; non fai parte delle mie amicizie nel senso stretto della parola ma nei tuoi video ho potuto conoscere e ammirare una persona dal gran coraggio e questo mi ha permesso di recuperare una parte della mia vita che non ho potuto vivere. Ed ora leggo manga come fossi una bambina. Grazie.

Grazie a te, Alessia, sorella creativa, amica che vorrei poter abbracciare più spesso, delicato fiore in mezzo alle mille tempeste della vita che si piega ma non si rompe, che tira su la testa e continua, contro vento, a camminare affrontando con coraggio ogni sfida che le si para davanti. Grazie per ogni consiglio, ogni risata, ogni lacrima versata, ogni sogno condiviso… grazie per ogni singolo momento trascorso insieme. Prevedo che ce ne saranno moltissimi altri. Credimi. Grazie.

Grazie a te, chiunque tu sia, per aver incrociato i miei passi in questo anno, per avermi donato un sorriso, per avermi scaldato con le tue parole, per aver condiviso un pensiero; per ogni singola gentilezza, per ogni bellezza, per ogni pensiero che mi ha resa più ricca, grazie. A coloro che hanno creduto in me, a quelli che mi hanno ostacolata, ben pochi direi, a coloro che mi hanno incluso nei loro progetti… grazie.

Per ogni aiuto ricevuto, anche nel momento più buio, per ogni risata, per ogni gioia, per ogni luce donata… GRAZIE.

Grazie a tutti voi.

Daniela

Impara a dire “NO”.

La mia generazione appartiene ancora a quella schiera di persone che sono state educate alla modalità servile. Quando ero bambina mi fu detto che bisognava sempre rendersi disponibili ad aiutare gli altri, accondiscendere ai voleri dei familiari e amarli sopra ogni cosa, anche sopra noi stessi. Tutto questo anche a costo di compiere azioni che non ci avrebbero resi felici. Il concetto di felicità era, all’epoca, rivolto verso l’esterno e mai verso l’interno con la presunzione di escludere se stessi dall’equazione pensando che nel rendere felici gli altri, in modo riflessivo, saremmo stati felici anche noi.

Risultato?

Una generazione di complessati, frustrati e infelici.

La FELICITA’ è una condizione interna, non esterna e non è altruismo bensì un atto di puro egoismo. Continua a leggere “Impara a dire “NO”.”

Analisi metaforica di una ferita.

Quando una ferita prude è segno che sta guarendo.”

Questa frase me la ripeteva sempre mia madre quando, da piccola, andavo incontro alle classiche cadute e sbucciature tipiche dell’infanzia. Ed è la stessa frase che mi sono ripetuta questa mattina quando, istintivamente, ho cominciato a grattarmi la crosticina del taglio che giorni fa mi sono fatta al dito mignolo.

E la metafora è arrivata come un lampo a ciel sereno.

Ci accorgiamo delle nostre ferite solo quando sentiamo il dolore. Questo allarme fisico ci comunica che, in qualche modo, ci siamo fatti del male o qualcuno lo ha fatto a noi; così, tutto a un tratto, come se avessimo preso coscienza solo in quel momento, prestiamo attenzione al nostro corpo, lo scandagliamo e ci soffermiamo sulla zona che è dolorante. Diamine che male. La prima cosa che facciamo è “disinfettare” la ferita per evitare che sporcizia e corpi estranei la possano infettare. Ma anche disinfettare provoca dolore. Anche “isolare” la ferita provoca sofferenza. Però è l’unico modo che abbiamo per evitare che l’infezione, nel caso ci fosse, si possa propagare. Poi, se la ferita si trova in una zona del nostro organismo soggetta a movimenti che possono rallentarne la guarigione, applichiamo un cerotto; meglio se è colorato e divertente, tanto per sdrammatizzare e accendere un bel semaforo che dice “Ehi tu, guarda, mi sono fatto male“. Continua a leggere “Analisi metaforica di una ferita.”

Manga e Fumetti: da dove cominciare e perchè.

Buongiorno carissimi lettori,

oggi voglio parlarvi una tipologia di lettura che per molti anni ho accuratamente evitato per svariati motivi; parliamo oggi di Manga e Fumetti. Dicevo appunto che è un tipo di lettura alla quale non mi sono mai approcciata per i seguenti motivi: solitamente sono storie composte da innumerevoli volumi, il costo dei singoli volumi si aggira dai 3.50 ai 7.00 circa (quindi capite bene che sommando il tutto è come dare via un rene) e ultimo ma non ultimo, se si entra in questo tunnel non se ne esce più. Ora, considerate le già lunghe wishing list dei libri in italiano, quelle dei libri in inglese e aggiungeteci anche quelle dei manga.. ragazzi, non ne usciremo mai vivi.

Però la tentazione è forte e così, prima o poi ci si casca… infatti io ci sono cascata con entrambi i piedi. Ma vediamo un paio di cosine. Perchè leggere i Manga? Non sono una esperta del settore, anzi, sto muovendo i primi passi solo adesso seguendo i consigli di alcune youtuber (che vi elencherò alla fine dell’articolo), quindi non posso parlarvi in modo esaustivo spiegandovi le molte differenze e le varie tipologie di storie presenti. Il mondo dei Manga è davvero una produzione gigantesca che passa dal Fantasy alle storie adolescenziali alle storie di amicizia e d’amore a quelle un po’ più spinte e molto altro. Diciamo che nello scegliere le storie da leggere ho mantenuto le preferenze che riservo ai libri ovvero Fantasy, Fantascienza, Thriller, Polizieschi e argomenti sociali quali amicizia, bullismo e similari.

Ma che differenza c’è, voi vi chiederete, tra leggere un libro e leggere un Manga? 

Bene, è un po’ come chiedere che differenza c’è tra leggere un libro e guardare un film; quando leggiamo un libro è la nostra capacità di immaginazione a rendere reali le parole che leggiamo. Non vi sono supporti audiovisivi quindi le parole scritte si compongono nel nostro cervello creando visivamente ciò che viene evocato dalla parola scritta. Ulteriore differenza la fa se leggiamo mentalmente o ad alta voce perché, nel secondo caso, si aggiunge il tono di voce che diventa uno strumento di colore per l’immaginazione. Mentre quando guardiamo un film, diciamo che abbiamo la pappa già bella che pronta e nulla è lasciato all’immaginazione ma, in compenso, vengono attivati i sensi dell’udito e della vista che hanno un impatto emotivo più profondo e immediato. Ecco, leggere un Manga, a mio personale avviso, è una via di mezzo; vi sono le parole come nei libri e le immagini come nei film. Ho notato che l’impatto emotivo è parecchio presente nella lettura di un Fumetto o Manga proprio grazie alle immagini. Ma un altro fattore che ho notato è la sensazione di tornare bambini; se siete stati fortunati e avete avuto dei genitori illuminati, conserverete sicuramente dei bellissimi ricordi legati alla lettura dei fumetti quando eravate piccoli. Ritornare a leggerli da adulti è un po’ come tornare indietro nel tempo e rivivere quei momenti in cui aspettavate la nuova uscita e, facendo la posta dal giornalaio, acquistavate il volumetto in questione e correvate in cameretta a leggerlo nel vostro mondo. Ecco, è questa la sensazione che ho provato leggendo i miei primi manga/fumetti anche se, nel mio caso, non avendo avuto dei genitori illuminati, manco di ricordi felici ma sono in grado di immaginarmici.

Quindi, se vi piacciono i disegni e le parole scritte e pensate che tale accoppiata possa interessarvi, vi metto in elenco un paio di canali Youtube che possono aiutarvi a sbrogliare la matassa del ” da dove diamine comincio?” Alla domanda che mi sono posta anche io all’inizio, ovvero, ” si ma sono numeri infiniti, non c’è qualcosa di più corto, che so, un paio di volumi e basta?” vi rispondo prontamente dicendovi che si, esistono storie raccontate in due o quattro volumi e anche auto-conclusivi in un unico volume; dovete solo aver voglia di spulciare un po’ su internet e su Youtube. Ecco, quindi, i canali che seguo io e che mi hanno permesso di entrare in questo mondo meraviglioso in cui, raccontare storie è un po’ come attingere alla parte infantile e bambina di noi che non dovremmo mai perdere di vista perché, sognare, è la cosa più elettrizzante del mondo e i fumetti/manga in questo ci aiutano parecchio.

In primis abbiamo il canale di Valentina Gambarini detta Spiccy 😉 https://www.youtube.com/user/spiccycullen

il canale di Donatella
https://www.youtube.com/user/chibistheway

il canale di Aldo
https://www.youtube.com/user/AshurasCorner

e il canale di ilJim scoperto da poco
https://www.youtube.com/user/ilJimChannel

Bene, spero di avervi incuriosito almeno un po’, fatemi sapere se voi leggete fumetti/manga, se vi piacciono e che genere prediligete o se non ne avete mai aperto uno. Io vi saluto, e vi do appuntamento la prossima settimana con un nuovo articolo.

Buona Lettura

Daniela 😉

Il Progetto Gutenberg

Carissimi Lettori,

oggi vorrei parlarvi del Progetto Gutenberg.  Ogni notizia qui riportata è stata recuperata dal web e troverete tutti i link a disposizione.

Sono incappata in questo progetto quando la cugina di mio marito me ne ha parlato a fronte di una mia richiesta di libri da leggere in inglese. Non volevo spendere soldi inutili in libri che non sapevo se avrei avuto la capacità di leggere. Così mi è stato dato il link del sito e mi sono messa subito in ricerca. Poi ho scoperto che vi era anche una sezione in italiano e addio patria 😉 ovviamente ho cominciato a cercare gli autori che conoscevo senza rendermi conto che questo è un archivio in cui si possono trovare libri parecchio datati quindi difficilmente troverete i libri contemporanei (per quelli ci sono le biblioteche). Magari molti di voi lo conoscono già da tempo, nel caso contrario eccovi una ulteriore fonte di lettura gratuita su base volontaria e legale. Di seguito un piccolo accenno del progetto.

Il Progetto Gutenberg è un’idea nata dall’informatico Michael Hart nel 1971 che aveva come obiettivo la costruzione di una biblioteca in versione elettronica di libri stampati, che oggi noi chiamiamo eBook.  I testi disponibili in questa biblioteca libera sono per la maggior parte di pubblico dominio, non coperti da diritto d’autore o da copyright, oppure testi per i quali sono decaduti tali vincoli, o ancora testi coperti da copyright ma che hanno ottenuto dagli autori il permesso alla nuova forma di pubblicazione. Il Progetto Gutenberg si concentrava principalmente sulle opere letterarie storicamente più significative e importanti e su opere di riferimento. Lo slogan del progetto era “rompere le barriere dell’ignoranza e dell’analfabetismo“.

La maggior parte dei testi rilasciati dal Progetto Gutenberg sono in lingua inglese, tedesco, francese, italiano, spagnolo, olandese, finlandese e cinese; pochi altri riguardano altre lingue. Tutti i testi del Progetto Gutenberg possono essere ottenuti e ridistribuiti gratuitamente: l’unica restrizione è che il testo rimanga inalterato, e che comprenda l’intestazione del Progetto Gutenberg; quando viene ridistribuito un testo modificato non deve essere etichettato come testo Gutenberg.

Il progetto è tuttora attivo e il lavoro di pubblicazione è quasi interamente svolto da volontari. Chiunque può diventare proofreader apponendo la sua firma al sito di Distributed Proofreaders; l’attività volontaria si esplica esaminando le pagine scansionate una ad una per la correzione degli errori dati dal software di riconoscimento. Ogni pagina viene corretta, riletta e formattata più volte; in seguito vengono unite le pagine e preparate per l’upload al Project Gutenberg.

Qui trovate il link per la lingua italiana. E non mancate di leggere le Condizioni di Utilizzo delle risorse.

Vorrei ricordare che il Progetto Gutenberg è su base volontaria e che è possibile fare delle donazioni a supporto di tale attività sulla hompage del loro sito.

E voi ne avete usufruito? Lo conoscevate come progetto ? 😉

Buona lettura 😉

Audio libri: si o no ?

Carissimi lettori,

eccoci nuovamente qui a parlare di libri ma, in questo caso, in una veste moderna ovvero gli audio libri. Per gli irriducibili conservatori del mondo della lettura, il vero libro è esclusivamente la forma cartacea da toccare, annusare, sentirla vivere nelle tue mani mentre la lettura procede. Ma la tecnologia avanza, i ritmi di vita si velocizzano e gli esseri umani hanno bisogno di adattare le loro molteplici attività al tempo che hanno a disposizione dividendo e organizzando tutto tra lavoro, casa, famiglia, figli e molto altro. Ventiquattro ore sono davvero poche, ammettiamolo, e, considerando che otto le passiamo a dormire, le restanti sedici sono davvero un’inezia rispetto a tutto ciò che vorremmo e dovremmo fare.

Così, in primis, sono apparsi i lettori digitali di libri che ci consentono di portare, in pochissimo spazio, tutti i nostri amati mondi da leggere. Ma non contenti e bisognosi di semplificare ulteriormente l’attività concentrandola anche nei momenti “morti”, si sono affacciati anche gli audio libri.

Gli audio libri sono libri letti da persone che si suppone abbiano studiato le varie tecniche di lettura e recitazione, registrati in file audio, suddivisi per capitoli e fruibili tramite applicazioni sui nostri cellulari, ipad, pc e quant’altro, ottimi quindi da ascoltare in palestra o mentre si fa jogging nel parco o mentre si pulisce casa. Ma dal dire al fare, di mezzo, c’è sempre un bell’oceano blu 😉

Prima di dirvi dove li potete trovare e quali applicazioni sono a pagamento e quali no, voglio prima raccontarvi la mia esperienza. Attualmente ho in lettura ben 4 libri: uno cartaceo da leggere quando sono a casa e nelle ore diurne, uno in ebook da leggere a casa e fuori nelle ore notturne, uno in inglese (vi lasci qui e qui i link dei post relativi alla lettura in inglese ) e un audiobook, appunto, da ascoltare quando faccio tapiroulant.

Ma cosa vuol dire ascoltare un audiobook?

E’ un meccanismo così automatico?

Quando si ascolta un audiobook il corpo dovrebbe essere impegnato in qualcosa di automatico, ovvero, qualcosa che non necessita di un controllo specifico mentale perché la vostra testa è impegnata ad ascoltare e a capire ciò che vi stanno raccontando. Ricordate quando eravate piccoli e la vostra mamma vi leggeva le fiabe prima di andare a dormire? o quando nei pomeriggi di pioggia, seduti accanto alla finestra vi leggeva dei bei libri? Ricordate voi cosa facevate e quale era la vostra attività fisica e quanto era forte la vostra concentrazione? Se non ricordo male, io ero immobile sulle gambe di mia madre, con la bocca spalancata completamente assorta nell’ascoltare la sua voce. A mala pena respiravo. Ascoltavo le sue parole e nella mia testolina tutta la storia prendeva forma come in un film. Cosa che mi succede normalmente ora mentre leggo ma non mentre ascolto. Ecco, ascoltare.. è che non siamo più abituati, ascoltare in silenzio senza controbattere… ascoltare una storia e immaginarla mentalmente allo stesso tempo.. credetemi che non è così immediato. Io ci ho messo un po’ di tempo per riattivare questa parte del mio cervello. Certo siamo aiutati dalla voce del lettore che modula sapientemente i vari toni dei dialoghi, fa le giuste pause, colora le descrizioni ambientali per permetterci di vedere ciò che vede lui/lei; siamo anche aiutati da alcune musiche di sottofondo e da tutte quelle accortezze che fanno di un lettore una figura professionale. Ma basta un attimo di distrazione per perdere il filo della storia. E a me è successo spesso.

Detto ciò, superato il primo momento di spaesamento e dopo aver riprogrammato il mio cervellino nell’ascolto semi passivo, ammetto che ascoltare un libro è un po’ come tornare tra le braccia della mamma o del papà. E’ una modalità di lettura differente che però necessita di parecchia attenzione e che va fatta, di certo non quando si guida, in momenti in cui il massimo che possiamo affrontare sia una corsa o una camminata spensierata o seduti sul nostro divano.

Ora passiamo alle applicazioni che forniscono tale servizio:

  • AUDIBLE –> applicazione e servizio ad abbonamento mensile tranne il primo che è di prova, che in assoluto trovo il migliore sul mercato. Il prezzo è di 9.99 euro al mese, il costo di un libro, e il catalogo è ampio e aggiornato con titoli recenti.
  • LIBRIVOX –> applicazione gratuita collegata al  Progetto Gutenberg  con moltissimi testi in lingua; quelli in italiano scarseggiano un po’ ma potete dargli una occhiata.
  • AUDIOLIBRI STORYTEL –> primo mese gratis e poi abbonamento a 9.99 euro; molto fornito e molto apprezzato.
  • AUDIOBOOKS –> applicazione gratuita che vi rimanda ad audio libri letti sulla piattaforma di youtube.
  • LIBRO PARLANTE –> applicazione gratuita che fornisce classici ben letti e ben interpretati importando le letture fatte dal podcast di Rai 3 AD ALTA VOCE. Tant’è che se vi collegate al podcast, ogni giorno troverete un capitolo letto da un professionista.

Personalmente io sto utilizzando quest’ultima, Libro Parlante, perché mi ci trovo bene e perché ancora non ho compreso quanto e in che quantità, gli audiobook, entreranno a far parte della mia quotidianità. Infatti, prima di fare un qualsivoglia abbonamento, ritengo opportuno comprende quanto possano essere incisivi e importanti nella mia vita. Va da sé che lo stesso libro letto da un professionista e letto da un volontario cambia notevolmente e la qualità va pagata; ecco perché un servizio in abbonamento.

Per ora sto ascoltando autori che non ho ancora mai letto, sempre per quel principio di ottimizzazione dei tempi moderni; da Italo Calvino a Alexandre Dumas.. classici di cui ho visto le trasposizioni cinematografiche ma che non ho ancora avuto tempo di leggere. Come si dice? Due piccioni con una fava 😉

Audio libri: si o no ?

Assolutamente si. PROVATELI nella forma gratuita.. chissà che poi, con il tempo…

Buon ascolto a tutti 🙂

Daniela