Segnalazione: I corvi di Londra – Elena Covani

Trama: José e Maria sono in fuga. Braccati dagli Erjes, in cerca di vendetta, e guardati a vista dalle Sentinelle, che ancora non si fidano di loro. Di lei. Un’umana refrattaria al virus o forse un piano segreto dei demoni per annientare la razza umana? Nell’attesa di capire cos’è davvero Maria, chi è, il Concilio dei Dodici li invia a Londra, dove una brillante scienziata effettua esperimenti su di lei. Una cavia, così si sente la ragazza, un ibrido incapace di comprendere il proprio ruolo nel mondo, incapace di prendere posizione nella guerra tra demoni e protettori dell’umanità. Basterà l’amore di Josè a salvarla? O il fascino di Galen la porterà verso un destino diverso? La guerra per l’evoluzione giunge a un punto di svolta.

Da quando era stata contagiata, il suo mondo era stato rivoluzionato. Aveva scoperto l’esistenza di demoni che di notte si aggirano per le strade, aggredendo esseri umani per ridurli a marionette nelle loro mani, e di coraggiosi Soldati che li combattono per difendere gli uomini. Poi c’era lei. Non del tutto umana, perché infettata dagli Erjes, ma non ancora assuefatta al virus. Quanto avrebbe resistito? Quanto sarebbe riuscita a trattenere la bestia?

Biografia autrice:
Elena Covani è nata e cresciuta in Versilia. Appassionata di storia e cultura spagnola, ha trascorso un anno universitario a Valencia, le cui atmosfere le hanno ispirato il suo romanzo fantastico. Trascorre le giornate tra lavoro, famiglia, scrittura e la ginnastica ritmica, sua grande passione. Dal 2015 conduce la rassegna “Un libro al tramonto” a Viareggio, insieme a Alessio Del Debbio, per promuovere gli scrittori locali. Ha pubblicato il romanzo urban fantasy “I fuochi di Valencia” (NPS Edizioni, 2018) e vari racconti in antologie per “Nati per scrivere”.

La sua pagina Facebook: Elena Covani autrice.

Editore: NPS edizioni
Genere: urban fantasy
Formato: cartaceo e digitale
Pagine: 206
Prezzo: 14 euro (cartaceo), 2,99 euro (digitale)
Copertina a cura di Mala Spina.
Uscita: 1 luglio 2020 (ebook); 1 agosto 2020 (cartaceo)

Link Amazon: https://www.amazon.it/dp/B08BRBSD44

Sito NPS: www.npsedizioni.it

Segnalazione: “L’altra anima della città” – Francesca Cappelli

Trama: Nel giorno del suo diciannovesimo compleanno, Elia Chiari, un liceale fiorentino, viene aggredito da una vecchia in Piazza Santa Croce. Da quel momento, inizia ad avere visioni di versioni alternative della città e a incontrare bizzarri personaggi che nessun altro vede. Il ragazzo cerca di ignorare le strane presenze sovrannaturali, concentrandosi sull’imminente esame di maturità, sugli amici e sulla sua sgangherata rock band, ma “l’altro mondo” continua a presentarsi con prepotenza, finché il Raduno dei Magici Fiorentini non lo mette al corrente del suo ruolo: egli è una Memoria, custode delle storie e dei ricordi di Firenze e delle vite che vi sono vissute, e come tale ha il potere di viaggiare tra tutti i mondi possibili. Proprio quei mondi adesso sono in pericolo, minacciati da qualcuno che sta uccidendo tutte le Memorie, cancellando le storie e i ricordi dell’umanità. Davanti a Elia si apre una strada splendida e rischiosa, e percorrerla è l’unico modo per impedire il crollo dei mondi.

«Quindi io posso viaggiare liberamente tra le città?»
«Sì. Città che sembrano perse in epoche antichissime, ma che in realtà hanno avuto semplicemente una storia diversa da questa. Città magiche, città tecnologiche, città rumorose e città silenziose. Città guidate da uomini saggi e città nelle mani di tiranni. Città strabilianti, mediocri, all’avanguardia, degradate, invitanti, pericolose, piene di segreti, spaventose. Tante quante sono gli universi. E gli universi non finiscono mai».

Biografia autrice:

Francesca Cappelli nasce in provincia di Firenze nel 1983. È insegnante di Lettere nella scuola media. Dal 2009 a oggi i racconti di Francesca, che esplorano il fantastico in tutte le sue declinazioni, sono apparsi su varie antologie. Nel 2015 esce il suo primo romanzo, l’urban fantasy “Il Negoziato del Numero 47”, per Lettere Animate. Si dedica anche alla musica folk, con il nome di Edlynn, e al teatro. Tra le sue passioni ci sono il gioco di ruolo e il cosplay.

Autore: Francesca Cappelli
Editore: NPS edizioni
Genere: urban fantasy
Pagine: 322
Prezzo: 14 euro (cartaceo)
ISBN: 978-88-31910-293 (cartaceo)
Copertina a cura di Mala Spina.

La paura dell’abbandono

Appartengo a quel gruppo di bambini violati e traumatizzati, quei bambini che vivono la paura dell’abbandono ogni qual volta succede qualcosa di doloroso. Nonostante sia oramai una donna adulta, sono ancora una bambina ferita, dolorante, tremante come una foglia al gelo invernale. Noi, i bambini abbandonati, abbiamo indossato il vestito della forza, del coraggio, della razionalità per poter sopravvivere alle intemperie della vita. Ma anche ora che siamo grandi, tremiamo come bambini davanti alla sofferenza, e non perché siamo codardi o vigliacchi ma semplicemente perché la nostra pelle ha ancora memoria di quelle ferite, di quel dolore che ci ha già straziati e abbattuti.

E ogni volta, proprio come un memorandum, ritorna a fare male. E diventiamo piccoli piccoli, accartocciati su noi stessi, tremanti dentro e fuori… il cuore scoppia in un pianto disperato ma le lacrime faticano a scendere perché quasi ci sentiamo infantili nel dare loro il permesso di scorrere. E la paura fa male perché ne percepiamo il potere distruttivo ma la ferita è ancora aperta ed è come un imprinting, difficile da spezzare.

Come guarire? Come consolare quel bambino ancora così terrorizzato? Sinceramente?

Non lo so.

Forse bisognerebbe tornare indietro nel tempo e farsi abbracciare, cullare, rassicurare. Forse abbiamo bisogno di sentirci dire la verità, anche se dolorosa. Anche se il dolore toccherà il nostro cuore, anche se ci sentiremo lacerati in milioni di pezzi, anche se il vento li spargerà ovunque facendoci perdere la nostra identità, anche se ci sentiremo abbandonati e soli, anche se ci mancherà l’aria, possiamo fermarci un attimo, chiudere gli occhi, fare un bel respiro e richiamare a noi tutti quei pezzi dilaniati, uno ad uno, abbracciarli e riconoscere che esistono ma non per nostra colpa. Non siamo responsabili di tutto ciò che succede e che orbita attorno a noi. Non siamo responsabili delle scelte di vita altrui anche se queste influiscono sulla nostra.

Non è possibile salvare tutti. Non è nostro dovere. Non è nostra responsabilità.

E questa è la lezione più dolorosa che dobbiamo imparare. Ma se rimettiamo a ciascuno il suo valore e il dovere verso se stesso, se riconosciamo le nostre responsibilità e quelle altrui, se ci liberiamo da obblighi che non sono i nostri, allora, forse, cominceremo a sentire un po’ di sollievo.

E il sollievo è già un buon punto di partenza per ricominciare a guardare a noi stessi e a trovare il giusto modo per non avere più paura.

Daniela

Recensione: Falce (Trilogia della Falce vol. 1) – Neal Shusterman

Trama. Un mondo senza fame, senza guerre, senza povertà, senza malattie. Un mondo senza morte. Un mondo in cui l’umanità è riuscita a sconfiggere i suoi incubi peggiori. A occuparsi di tutte le necessità della razza umana è il Thunderhead, un’immensa, onnisciente e onnipotente intelligenza artificiale. Il Thunderhead non sbaglia mai, e soprattutto non ha sentimenti, né rimorsi, né rimpianti. Quello in cui vivono i due adolescenti Citra Terranova e Rowan Damisch è davvero un mondo perfetto. O così appare. Se nessuno muore più, infatti, tenere la pressione demografica sotto controllo diventa un vincolo ineluttabile. Anche l’efficienza del Thunderhead ha dei limiti e non può provvedere alle esigenze di una popolazione in continua crescita. Per questo ogni anno un certo numero di persone deve essere “spigolato”. In termini meno poetici: ucciso. Il delicato quanto cruciale incarico è affidato alle cosiddette falci, le uniche a poter decidere quali vite devono finire. Quando la Compagnia delle falci decide di reclutare nuovi membri, il Venerando Maestro Faraday sceglie come apprendisti proprio Citra e Rowan. Schietti, coraggiosi, onesti, i due ragazzi non ne vogliono sapere di diventare degli assassini. E questo fa di loro delle falci potenzialmente perfette.

Cosa ne penso io…

“Il senso di colpa è il cugino scemo del rimorso” amava ripetere Maestro Faraday.

Questo testo mi aveva incuriosito sin dalla sua uscita in lingua inglese. L’idea della falce presente in copertina era già un indizio di una idea originale e di una narrazione assai particolare. Poi la Oscar Vault lo ha messo a disposizione per una lettura pre-uscita ed io non ho saputo resistere. Vorrei innanzi tutto dire che non me lo aspettavo così; avevo davvero pensato a diversi stili ma questo mi ha sorpreso parecchio. Il punto di vista narrativo si alterna tra i due protagonisti, Citra Terranova e Rowan Damisch e alcuni stralci dei diari delle Falci più importanti. Il testo scorre bene, non vi sono fermi narrativi e la lettura prosegue a un ritmo veloce aumentando di marcia ogni qual volta l’autore ci mette di fronte a un colpo di scena, e garantisco che ce ne sono parecchi. Per come termina il volume, lo avrei anche valutato come un possibile autoconclusivo ma l’autore ha ben pensato di scrivere i seguiti e noi lettori ne siamo grati.

Come lettrice mi sono sentita soddisfatta, la trama è cominciata e terminata, le possibili domande hanno ricevuto risposta e i personaggi si sono delineati nel tempo, sono cresciuti e maturati anche se, unica nota dolente, non sono stati caratterizzati al meglio; l’idea dei successivi volumi fa però pensare che possano essere recuperati. L’ambiente e i luoghi sono accennati ma ho come l’impressione che non fosse questo l’intento dello scrittore. Mi sono resa conto che forse il fine ultimo della storia non fosse la storia stessa ma il pensiero filosofico alla base, l’idea della morte e del valore che può assumere in un mondo in cui non si muore più in modo naturale.

“La stanchezza di vivere che cerco con tanto fervore di spigolare ogni giorno sembra un’epidemia in continua crescita. Ci sono volte in cui sento che sto combattendo una battaglia persa contro un’antica apocalisse dei morti viventi.”
Dal diario delle spigolature della Veneranda Madame Curie

E quindi parliamo di emozioni: questa storia mi ha lasciato sulla pelle un sottile strato di inquietudine, un pensiero costante che si è insinuato negli ingranaggi del mio cuore e della mia mente. In un mondo in cui si vive per sempre come si può apprezzare la vita? Come è possibile darle il giusto valore? Può la morte essere stata la spinta che ci faceva alzare ogni mattina e vivere con la consapevolezza di un dono ineguagliabile? Ci si può stancare di vivere sapendo di avere a disposizione tutto il tempo del mondo? E se vedessimo la morte come quel pizzico di sale nella vita?

Sono queste alcune delle domande a cui l’autore cerca di rispondere in questo libro, in modo costante attraverso i pensieri delle Falci più esperte e più famose. E sono riflessioni non da poco. Noi amiamo la vita e la apprezziamo proprio perché un giorno verrà la morte a portarcela via, la viviamo a pieno perché non sappiamo quanto tempo abbiamo per esprimerci in essa. E se questo fermo non l’avessimo? Come diventeremmo? Cosa penseremmo e come la vivremmo? Trovo molto interessante questa base filosofica su cui si basa il testo. Sono quindi curiosa di leggere i seguiti e vedere dove andrà a parare il nostro autore.

Voglio terminare con questa citazione del testo perché la ritengo oltremodo attuale:

“Il mio augurio più grande per l’umanità non è né la pace, né il conforto, né la gioia. No. Quello che auspico è che dentro noi stessi qualcosa muoia ogni volta che assistiamo alla morte di un altro. Perché solo la sofferenza causata dall’empatia potrà permetterci di restare umani. Nessuna versione di Dio potrà mai venirci in aiuto se perdiamo questa capacità.”
Dal diario delle spigolature del Venerando Maestro Faraday

Ringrazio ancora una volta la Oscar Vault Mondadori per avermi dato la possibilità di leggere questo libro che mi è rimasto sulla pelle e nel cuore e che non vuole andare via…

Daniela;)

Il dare e il ricevere hanno lo stesso gesto…

Allunghiamo la mano per dare… Allunghiamo la mano per ricevere…

Stesso gesto, diversa percezione. Non è più importante il dare del ricevere; sono due azioni che si equivalgono, hanno lo stesso valore, la stessa firma energetica. È importante dare ma è fondamentale anche ricevere, la loro energia è identica.

Quante volte ci siamo sentiti dire che dobbiamo dare senza mai aspettarci nulla in cambio, che dobbiamo donarci agli altri senza pretendere un grazie o altro; ecco, ritengo queste affermazioni non funzionali. Certo, non ci si dona per avere un tornaconto, mi pare ovvio questo, ma il mio dare ha un valore, ha una sua importanza di tempo, di significato e di emozione. Non può essere considerato un vuoto a perdere. Così, quando a nostra volta riceviamo dagli altri, dobbiamo goderne, dobbiamo gioirne ed essere grati, non per educazione o perché così ci hanno insegnato, ma perché comprendiamo tutto ciò che c’è dietro a quel gesto. È infatti l’identico gesto che compiamo noi. Perchè allora il nostro dovrebbe essere più importante di quello altrui?

Dare e ricevere sono azioni sacre.

Impariamo a ricevere, concediamoci la gioia di un dono fatto per noi con amore, senza entrare in quel labirinto sociale di false ed errate convinzioni che fanno di noi esseri privi di stupore. Permettiamoci di considerare quel dono come il più bello e il più prezioso, nella sua sacralità e nella sua energia meravigliosa. Siate grati e stringetelo a voi. In questo modo, quando anche gli altri faranno la stessa cosa con un vostro dono, sarete ricompensati adeguatamente e la vostra anima avrà trovato la piena realizzazione nel riconoscimento del suo dono.

Io riconosco il tuo dono come parte di te, come parte della tua anima che si esprime e crea, che dona se stessa… vi pare poco? Vi pare un gesto a vuoto? A perdere? Non intravedete la sacralità insita anche solo nel pensiero? Come potete considerarla una cosa da niente?

Allenatevi a ricevere, trovate la gioia nel tendere le mani e accogliere un pezzetto di un’altra anima che crea e vi mostra una piccola parte di ciò che è…

Daniela 😉

L’importanza di tenere le cose per sé…

Sono mesi che ci rifletto e altrettanti mesi che mi ci attorciglio, cambiando spesso il mio pensiero e altrettanto spesso ritornando al punto di partenza. Quando ero adolescente questo problema non c’era: o eri circondato da amici con cui condividere la tua vita, o eri solo come un cane e tenevi tutto per te. Io appartengo decisamente alla seconda tipologia. Ma poi sono arrivati i social che hanno permesso, a molti di noi, di “socializzare” in modo differente. Così anche io ho condiviso idee, progetti, creatività, entusiasmo, sogni, delusioni e quant’altro. E piano piano, quasi in modo impercettibile, quel sentimento di “possesso” personale è andato svanendo nel tempo, quel parlottio mentale tipico di chi ha in cantiere qualcosa, si è confuso con le mille voci di coloro con cui condividiamo apertamente mente e cuore.

Non che me ne penta, sia chiaro. Ho ricevuto molto nel condividerMI con il resto del mondo perché mentre ci si dà, si riceve. Funziona così. Ma, un giorno, mi sono resa conto che il mio primo pensiero, quasi potesse essere un impulso di generosità, difronte a una idea, o un progetto, era quello di condividerlo immediatamente senza nemmeno dargli il tempo di cominciare a esistere.

E allora mi sono fermata a metà passo, con un piede in aria e lo sguardo stretto, rivolto al mio interno. Abitudine o necessità?

Forse un po’ entrambe le cose.

Mi sono fermata a pensare che non era necessario condividere sempre tutto con tutti, che era cosa buona e giusta tenersi alcune cose per sé, cullarle, progettarle, amarle, vederle crescere nella mente e poi realizzarle. Non era affatto necessario esporle al pubblico privandole del loro potere, della loro forza ancor prima che fossero davvero venute al mondo. Anzi, avevano davvero bisogno di quei “nove mesi” di intimità per crescere, al riparo e protette da tutti, in un mondo ovattato in cui sono principalmente amate e desiderate per poi nascere e vivere nel mondo.

Sono preziosi i vostri sogni, i vostri progetti, una semplice idea… hanno un potere che nemmeno immaginate, e sono così delicati e soggetti alle forze esterne perché ancora privi di quelle protezioni che, solo il tempo e l’amore, sapranno donare loro. E noi invece le prendiamo e le lanciamo nel mondo, senza strumenti, senza protezioni, direttamente nelle fauci del leone.

Ecco cosa ha fatto il mondo digitale. Tra le tante cose positive ha, in parte e in modo totalmente silenzioso, fatto sì che perdessimo una parte di noi, quella adibita alla creazione.  Tenere alcune cose per sé è così importante, così curativo e non meno sociale di quanto pensiate. La voglia di comunicare è tanta – e qui due domande le farei ai sociologi moderni eh –  ma è ancor maggiore la voglia di rientrare nel nostro intimo e mettere al mondo quella parte di noi che poi, a compimento, sarà visibile, forte e di vero aiuto per gli altri.

Ricordate, la vita è là fuori, non qua dentro 😉

Daniela;)

Recensione in anteprima: Heartstopper. Volume 1 – Alice Oseman

In uscita il 12 maggio 2020

 

TRAMA. Charlie e Nick frequentano la stessa scuola ma non si sono mai conosciuti. Fino a un giorno in cui si trovano casualmente seduti l’uno accanto all’altro. Diventano subito amici. Anzi di più. Charlie si innamora perdutamente di Nick anche se pensa di non avere alcuna possibilità. Ma l’amore è sempre sorprendente e anche Nick si scopre attratto da Charlie. Molto di più di quanto i due ragazzi potessero immaginare. Le piccole cose che Nick e Charlie vivono compongono qualcosa di grande, che parla a tutti noi di amore, amicizia, lealtà così come dei momenti difficili della vita.

Cosa ne penso io…

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Dal pensare positivo al sentire positivo. Evoluzione 2.0

Sono giorni che ci penso, come un martello che non vuole fermarsi. In questo anno così difficile, che ci mette alla prova in mille modi, con noi stessi, con la nostra famiglia, con la società, il pensare positivo potrebbe non servire più. Anzi, potrebbe essere controproducente perché percepito come una forzatura emotiva. Siamo tutti preoccupati, è inutile negare l’evidenza. Molti di noi hanno subito lutti familiari, molti stanno vivendo l’isolamento, la solitudine, le difficoltà economiche e quelle relazionali, l’incertezza per il futuro e i demoni interiori. Fare finta che tutto ciò non esista è inutile. Non possiamo ingannarci. Non possiamo ingannare il bambino interiore che alberga in noi.

Allora ci può venire in mente che se “pensiamo positivo” la paura, la rabbia, il disorientamento, scompariranno come per magia. Ma appena proviamo a metterlo in atto, ecco che si alzano muri, barriere e ribellioni interne.

Perché? Perché non si riesce a pensare positivo? Perché lo percepiamo come una forzatura?

Semplicemente perché il pensare positivo è una azione, diretta dalla mente. Può tornarci utile nel momento in cui dobbiamo cambiare rotta, quando dobbiamo virare la direzione verso la quale stiamo andando ma, dopo di che, diventa sterile o addirittura controproducente se non viene sostituita dal sentire positivo.

Il sentire positivo è una emozione, è una forza femminile di apertura, è la percezione che si fa strada in noi e che cambia concretamente il nostro mondo; è il nostro cuore che si attiva e sonda ciò che ci circonda restituendoci ciò che trova. E noi percepiamo il mondo, percepiamo le persone, percepiamo le situazioni. E le percezioni non saranno mai forzate.

Quindi, oggi più che mai, diamo pure sfogo alle nostre paure, ai nostri demoni, guardiamoli, affrontiamoli, liberiamoli nella serena accettazione che anche il lato oscuro fa parte di noi e che può essere un grande strumento di crescita interiore. Evitiamo di assumere l’atteggiamento forzato del “pensiero positivo” ad ogni costo che non fa altro che nascondere momentaneamente le paure che ci attanagliano, e sostituiamolo con un sentire positivo, un sentire e un percepire. Un percepirci per ciò che siamo davvero, con la luce e con il buio.

Affrontiamo il buio, mettiamo in atto l’azione del pensiero e poi viriamo verso il sentire.

Namastè…

Recensione: “Loki. Il giovane dio dell’inganno” – Mackenzi Lee

Trama – Il giovane Loki è impegnato al massimo delle sue forze per dimostrarsi eroico, mentre tutti intorno a lui lo ritengono inadeguato. Tutti tranne Amora, l’apprendista maga, che sente Loki come uno spirito affine e riesce a vedere la sua parte migliore. È l’unica che apprezzi la magia e la conoscenza. Un giorno però Loki e Amora causano la distruzione di uno degli oggetti magici più potenti conservati ad Asgard e lei viene esiliata su un pianeta dove i suoi poteri svaniscono. Privato dell’unica persona che abbia visto la sua magia come un dono piuttosto che una minaccia, Loki scivola sempre più nell’ombra di suo fratello Thor. Ma quando tracce di magia vengono ritrovate sulla Terra e messe in relazione con alcuni omicidi, Odino manderà proprio Loki a scoprire cos’è successo. Mentre si infiltra nella Londra del diciannovesimo secolo, la città di Jack lo Squartatore, Loki intraprenderà una ricerca che va oltre la caccia a un assassino. E finirà per scoprire la fonte del proprio potere e quale sarà il suo destino.

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Recensione: “La giusta distanza” – Sara Rattaro

Trama: L’aereo è al completo: una fitta trama di storie e destini casualmente uniti e allineati. Tra loro c’è un uomo che ha preso quel volo per mettere distanza tra se stesso e la sua vita: forse per fuggire, forse per capire. All’improvviso, il segnale di allacciare le cinture, un tremore che scuote tutto l’aereo, e la sensazione tangibile di precipitare. Mentre il panico prende voce e corpo tra i passeggeri, quell’uomo vorrebbe aggrapparsi con tutte le sue forze proprio alla vita che, fino a un istante prima, sentiva ormai lontana. D’istinto, cerca la mano della donna seduta lì accanto, anche lei chiusa nella sua paura. Una stretta che si fa conforto, un abbraccio che diventerà passione quando, scongiurata la fine, i due compagni di viaggio decideranno di annullare ogni distanza tra loro e condividere la notte. In attesa del mattino, di un nuovo imbarco, di una direzione da prendere e della vita che sarà ancora lì ad attenderli. Ma che potrebbe non essere più la stessa di prima. Perché a volte basta un attimo per dare nuovo senso al passato e nuova forma al futuro. Sara Rattaro disegna le imprevedibili traiettorie dell’esistenza, tra destini che invertono la rotta e coincidenze mancate per un soffio, distacchi che dilatano l’assenza e distanze che misurano il peso di un amore. Un romanzo che percorre le stagioni di una relazione, accendendo una luce su quella fase delicata e paziente in cui un sentimento trova la sua cura e riscopre la sua essenza, perché «la bellezza di un amore non è né all’inizio né alla fine, è nel mentre.»

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