Recensione: “Le congiunzioni della distanza” – Mimma Leone

Sinossi. La storia di Ginevra, affascinante antropologa, inizia da un balcone che si affaccia sulla laguna veneziana. La vita di Ginevra ruota attorno al lavoro e al rapporto mai risolto con Davide, l’ex compagno, mentre le lettere di Anna Palumbo, amica d’infanzia, rappresentano il filo indissolubile che la trattiene a un passato mai dimenticato, nel Salento assolato degli anni Settanta. Ma un giorno è proprio dal profondo Sud che irrompe la telefonata di Antonio, poliziotto e vecchia conoscenza di Ginevra: Anna è scomparsa nel nulla. Gli unici indizi sembrano partire dalla Baia del Diavolo, uno dei luoghi più misteriosi delle coste salentine. Le congiunzioni della distanza è la somma di più romanzi: un giallo, una storia di formazione, un memoir. Un viaggio verticale dentro gli snodi della mente umana, un’analisi spietata del rapporto che può legare due donne, un’immersione corale nelle lacune e nei vuoti che solo il tempo può generare.

Recensione

La luce si scompose in mille divisioni di te. E il mondo si spostò.”

Venezia e il Salento. Due luoghi agli antipodi del nostro bel paese che, con la loro distanza, sembrano voler sottolineare molteplici diversità e lontananze. E sono proprio questi due elementi i temi portanti di questo libro; nord e sud, città e natura, famiglia e solitudini, bianco e nero. Ma all’interno di questa dicotomia si staglia, fiera e coraggiosa come una canna di bambù, l’amicizia tra due bambine prima, e donne poi.

Ho letto questo testo aspettandomi un thriller e mi sono trovata difronte una storia di formazione che forse, del thriller ha solo la scusa per poter dire ben altro. Lo stile dell’autrice è abilmente fluido e scorrevole e l’utilizzo, in alcune parti, del dialetto del luogo, tra l’altro molto comprensibile, arricchisce di pathos l’intero scritto.

Attorno all’evento cardine, la scomparsa di Anna, ruotano le storie di due famiglie: una del nord che si trasferisce al sud negli anni settanta, ossia Ginevra e i suoi genitori, e una del sud, quella di Anna, che accoglierà Ginevra e la crescerà come una seconda figlia. Due mondi così distanti ma che impattano tra loro mantenendo inalterate le proprie caratteristiche principali: freddezza e distanza la prima, calore e famiglia la seconda. Un nord ricco di città e agiatezza contro un sud che ha negli occhi il giallo del sole, il blu del mare e il sapore delle piccole cose che non hanno prezzo. Tutto questo lo troviamo narrato nelle lettere di Anna all’amica Ginevra, che raccontano la loro infanzia attraverso gli occhi di una bambina; occhi potenti e acuti, occhi che vedono al di là del velo, occhi che non dimenticano ma che tutto ricordano, anche i momenti peggiori, quelli meno comprensibili.

É un testo introspettivo questo, che analizza i rapporti genitori/figli e quanto possano essere distruttivi lasciando, nel tempo, vuoti e solitudini incolmabili; non si può scappare dal passato, non si può fuggire da chi siamo stati o da ciò che abbiamo subito. Noi siamo, ora, la somma del nostro passato e solo attraverso di esso possiamo guarire e andare avanti. E, in parte, sarà proprio quello che farà Ginevra. Attraverso il dolore della scomparsa di Anna, tornerà alle origini, laddove è cresciuta e, per un breve periodo, tornerà a respirare quell’aria essenziale senza aver bisogno di null’altro tranne che di Anna.

Ammetto che di questo libro è stata la parte emotiva a colpirmi e a rimanermi impressa insieme ad alcuni argomenti antropologici affrontati dalla protagonista. Tutto il resto mi pare strettamente di contorno. Uniche note dissonanti, a parer mio, sono stati alcuni personaggi lasciati un pò a se stessi nel contesto e non approfonditi. Si accenna, per esempio, a una rete di contrabbando di reperti archeologici che non viene sviluppata all’interno del testo lasciando il lettore in sospeso, come si lascia in sospeso anche uno dei personaggi, Roberto, che sparisce dalla storia ma che forse avrebbe potuto dare di più. Lo stesso mistero della scomparsa di Anna rimane un pò “sulle nuvole” come se questo evento fosse stato solo un pretesto per raccontare una storia molto più importante ma che rischia di rimanere in secondo piano per i lettori meno sensibili che si aspettavano qualcosa di diverso da questa storia.

Mi voglio complimentare con l’autrice e ringraziarla perché è riuscita a trasmettermi qualcosa di molto importante e che spesso, nella vita frenetica di tutti i giorni tendiamo a dimenticare, ossia l’importanza delle vere amicizie e l’estrema gioia che c’è nel correre a perdifiato verso il mare dimenticando tutto il resto, perché è nella spensieratezza che abita il bambino che è in noi, è nella semplicità delle cose che ritroviamo noi stessi.

Cara Mimma, ho ancora sulla mia pelle la memoria di ciò che hai potentemente evocato. Grazie.

Buona Lettura

Daniela

Potete trovare questa recensione sul sito di Thrillernord

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