Recensione: “Sotto i tuoi occhi” – Heidi Perks

Sinossi: Dorset, Inghilterra. Harriet è una donna sposata e piuttosto sola, in cerca di lavoro. Ha un’unica amica, Charlotte, madre di tre bambini. Le due donne sono molto diverse tra loro. La prima ha una vita modesta, fatta di routine e ingabbiata in un rapporto quasi morboso con il marito. Charlotte, invece, è indipendente, gode di una migliore situazione economica, e ha avuto il coraggio di mollare il compagno. Harriet l’ammira molto, ma allo stesso tempo soffre di un complesso di inferiorità nei suoi confronti. Al centro della sua esistenza c’è soltanto sua figlia, Alice, una bambina di quattro anni, con cui ha un legame fortissimo e che non ha mai affidato a nessuno, neanche per un minuto. Decide di farlo per la prima volta in occasione di una festa all’aperto organizzata dalla scuola, perché vuole seguire un corso per trovare un impiego. Così lascia la bambina all’amica, che la accompagna al parco insieme ai suoi tre figli. Lì Charlotte si distrae per pochi secondi guardando il telefono e in quel momento Alice scompare. Come farà a dire a Harriet che la sua unica figlia è sparita sotto i suoi occhi? Harriet, devastata, smette di parlarle, ma due settimane dopo, inaspettatamente, la richiama. La realtà è più complessa di quanto appare e le due donne finiscono entrambe interrogate dalla polizia. Qualcuno sta nascondendo la verità su ciò che è accaduto alla piccola Alice. Tutti hanno dei segreti.

Recensione

Non avere certezze era spaventoso: credere sinceramente una cosa, e poi sentirsi dire dalla persona che si ama, e della quale ci si fida, che la verità è del tutto diversa, fa paura.

Due versioni differenti della stessa storia, due “migliori amiche” con un passato simile che forse nascondono molto l’una all’altra e il peggior incubo di una madre che diventa realtà; il tutto ambientato in una cittadina dell’Inghilterra dove non si può sfuggire dal giudizio degli abitanti. Mescolate tutto ed ecco che vi troverete catapultati in un thriller adrenalinico, ricco di colpi di scena, che non vi lascerà tirare il fiato nemmeno per un momento e che seminerà un tarlo nella vostra mente dal quale non vi potrete liberare se non terminando la lettura.

La struttura di questo testo mi ha molto sorpresa; l’autrice, a parer mio, ha osato molto nell’utilizzare diversi punti di vista nella storia alternando i capitoli narrati dalle due protagoniste, Harriet e Charlotte, ai capitoli che ha intitolato “presente” e “passato”.

Nei capitoli del presente, l’autrice mostra gli eventi che si svolgono dopo la tragica scomparsa di Alice, figlia di Harriet, mentre nei capitoli del passato scopriamo ciò che è successo diversi anni prima ad una delle due protagoniste; nei capitoli in cui Harriet e Charlotte raccontano gli eventi accaduti, assistiamo ad una alternanza di scrittura che varia dalla prima alla terza persona. Il lettore, a tal punto, potrebbe pensare a un guazzabuglio narrativo tale da confonderlo nella lettura; in verità, questa scelta rende il thriller degno di una sceneggiatura cinematografica e per nulla problematico.

La costruzione dei personaggi è magistrale tant’è che sin dalle prime pagine capiamo subito il differente carattere dei protagonisti così ben descritti e caratterizzati e i sospetti non mancheranno nel palesarsi già nelle prime cento pagine. Ma fidatevi, sono solo indizi, il peggio deve ancora essere descritto. Laddove penserete di aver capito, finirete per ricredervi, almeno in parte.

Ammetto che non è una trama complicata, ma nella lettura ciò che emerge è ancora più tragico della trama stessa; il tessuto familiare, apparentemente solido, che sembra avvolgere Harriet, verrà a sgretolarsi piano piano sotto la tensione degli eventi portando alla luce una mancanza di comunicazione, cose non dette e nascoste o non ascoltate.

Ma la vera tragedia sta nel non accorgersi che le persone che abbiamo accanto possano essere così diverse e così distruttive a tal punto da non riconoscerle e dubitare persino della propria sanità mentale.

Voglio credere che l’autrice abbia scelto questa storia non solo per scrivere un thriller veritiero e realistico ma soprattutto per mettere in luce certe situazioni personali e familiari, ancora oggi esistenti, che non rispondono a quello che noi chiamiamo “l’amore sano”. Una qualche forma di denuncia e, al contempo, di speranza per tutti coloro che vivono una situazione simile alla nostra protagonista. Perchè l’amore, quello sano, deve sempre vincere.

Buona Lettura.

Recensione in collaborazione con il sito Thrillernord

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